D. Prof. De Julio, innovazione sociale e tecnologica, puo' esserci una ricaduta sociale nella fruizione dei "saperi" diffusi tramite satelliti artificiali?
R. L'innovazione sociale,
ognuno l'interpreta in modo diverso. Se intendiamo organizzare la societa'
in maniera intelligente, le tecnologie spaziali possono intervenire rispetto
a fenomeni quali la qualita' dei servizi, la sicurezza dei cittadini rispetto
all'ambiente, la prevenzione dei disastri ambientali, dei terremoti, delle
alluvioni e quant'altro.
Attraverso i satelliti che osservano
la Terra si riesce ad avere un monitoraggio continuo di cio' che avviene.
In particolare si puo' avere un controllo costante delle colture agricole,
dell'andamento dei regimi delle acque e delle fonti di inquinamento per
intervenire in maniera tempestiva cosi' da evitare disastri ambientali.
Tutto questo e' reso possibile sara' reso possibile dalle applicazioni del
segmento spaziale. Naturalmente, occorre che ci sia una domanda pubblica
di questi servizi: qui non siamo nel settore della domanda individuale,
ma in quello della domanda collettiva.
D. In tal senso, oltre le applicazioni di monitoraggio territoriale, come si potrebbero indirizzare politiche di investimenti locali in modo da garantire ricadute e possibili benefici per tutti gli strati sociali?
R. La risposta a questa domanda e' molto difficile, perche' l'ambito locale, le sue ricadute se le deve cercare. E' difficile che vi sia una politica centralizzata delle ricadute locali. Se un gruppo di giovani, si organizza per acquisire dati da satelliti ed offrire servizi ad un Comune riguardo il controllo del territorio, questo puo' tornare molto utile ad una amministrazione locale. Se localmente si ritiene che tipiche reti telematiche possano offrire servizi interessanti e utili alla comunita' locale, queste possono essere sviluppati. Una domanda in tal senso puo' generare occupazione. Occupazione e servizi utili alla collettivitˆ vanno di pari passo. Bisogna che ci sia la capacitˆ di organizzarsi, tanto a livello individuale quanto a livello di enti pubblici.
D. Altro problema, quello della cablatura in fibre ottiche. Le politiche monopolistiche, in questo settore, si dirigono verso le grandi metropoli e non verso il Sud d'Italia. Ritiene possibile che le trasmissioni via satellite siano un'alternativa per il superamento di "gap" infrastrutturali?
R. La questione della cablatura e' un approccio a quelle che vengono chiamate le "Autostrade dell'Informazione"; certamente, una strada alternativa e' quella della via satellitare. Occorrono apparecchiature a terra, centri di ricezione, di ritrasmissione, oppure terminali che riescono a collegarsi via satellite. Questo dei terminali e' un settore che si andrˆ sviluppando in maniera tumultuosa nei prossimi anni ed immagino che un abbattimento dei costi unitari tale da consentirne un uso sempre piu' diffuso. E' una via alternativa a quella su cavi in fibre ottiche.
D. Molti, sostengono che con i satelliti stiamo nuovamente tornando al vecchio modello di trasmissioni da "uno a molti". Visti i costi proibitivi di accesso alla rete satellitare, che futuro avra' la molteplicitˆ di espressioni delle piccole comunitˆ locali?
R. Non penso che il satellite possa risolvere un problema che oggi comunque c'e': quello della piccola comunitˆ che non riesce a tenere una piccola stazione televisiva. E' difficile. Deve essere una comunitˆ organizzata e attrezzata. Non credo che il sistema possa risolvere un simile "collo di bottiglia". Un pezzo della TV pubblica potrebbe essere destinato a trasmissioni locali, con modalitˆ di accesso delle comunita'. Voglio dire, potrˆ avvenire anche attraverso il satellite, ma e' sempre ed e' solo il servizio pubblico che potrˆ garantirlo.
D. Per quanto riguarda l'intasamento della rete telematica Internet, crede che il satellite possa risolvere questo problema lasciando la possibilitˆ di continuare ad usufruire delle funzioni interattive della rete?
R. Credo proprio di si'. Non ho dubbi. Questo si puo' fare giˆ adesso attraverso la rete ordinaria che oggi e' disponibile. La rete satellitare, dopo un periodo iniziale in cui si scontano i grossi investimenti e' destinata ad avere dei costi unitari certamente inferiori ai sistemi tradizionali. da questo punto di vista e' un contributo enorme all'accesso. Si tenga presente che nei sistemi di tipo satellitare ci sarˆ certamente una grande concorrenza e le tariffe scenderanno. Sconteremo un periodo iniziale un po' gravoso, ma certamente andremo in una situazione in cui le barriere di accesso alle comunicazioni telematiche tipo Internet diminuiranno rispetto ad oggi.
D Esistono gia' dei progetti o delle politiche pubbliche indirizzate in questa direzione?
R. Ci sono delle politiche commerciali. Ci sono "famiglie" di satelliti, "grappoli" di satelliti che verranno lanciati giˆ dal prossimo anno. E pio, c'e' un progetto TELEDESIC: molti satelliti che avvolgeranno il globo terrestre e che saranno dedicati proprio a questo tipo di comunicazione. Comunicazione multimediale del tipi che si puo' avere con Internet. Il costo di accesso a questi sistemi sara' competitivo rispetto a quelli ordinari.
D. Per la formazione a distanza, attraverso la copertura di aree geografiche specifiche, che politiche sta per adottare l'ASI?
R. Vede, il sistema dell'istruzione a distanza ha alla base la multimedialita' che e' il suo substrato. C'e' un esempio molto bello, una sperimentazione che stiamo facendo tra ASI e alcuni istituti medici come il San Raffaele di Milano per la telemedicina. Questa, e' stata portata in Bosnia. E' stata sperimentata ed e' ancora in fase sperimentale la telemedicina via satellite e le applicazioni che possono immaginarsi di queste tecnologie hanno anche dei risvolti sociali molto immediati.
D. Le universita' o enti di ricerca, come possono beneficiare dell'opportunita' delle trasmissioni satellitari?
R. Le politiche in questa direzione devono partire da loro stessi, nel senso che devono avere piu' iniziative. Per l'Universita' , non ho notato un interesse dal punto di vista complessivo. so bene che all'interno dell'Universita' vi sono dei gruppi di ricerca sui materiali, sulla fisica di base, sui radar, sulle telecomunicazioni. A livello di gruppi individuali, l'interesse e' molto grande, a livello di struttura complessiva, trova un certo disinteresse.
D. E gli Enti Pubblici Istituzionali?
R. Li' troviamo una grossa carenza. Interesse zero, zero. Ribadisco che le ricadute locali senza il coinvolgimento degli Enti Istituzionali non si possono certamente avere.